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Manipolatore di parole,musica e immagini + Music, words and pictures manipulator www.ilbedo.com

Metti un piede davanti all’altro e andrai lontano.

(Ti accompagno con questa colonnasonora. Clicca, Ascolta e Leggi)

Photo by Jukan Tateisi on Unsplash

La prima volta che incrociai Marta fu al supermercato, un incontro casuale e piuttosto gelido. Aveva artigliato l’ultima confezione di burger di seitan dall’armadio frigo che la custodiva, affronto per il quale il mio sguardo gli si conficcò tra le tempie. Lei rispose orgogliosa, puntando le sue pupille avide verso le mie, e imbustando con gesto rapido il prezioso contendere nel cestello di plastica.


Cosa è cambiato nella mia vita negli ultimi 8 mesi.

(Ti accompagno con questa colonnasonora. Clicca, Ascolta e Leggi).

Photo by runnyrem on Unsplash

La vita è come un albergo. Puoi vagare attraverso il dedalo dei suoi corridoi, perdendoti a guardare la moquette in propilene e le sue insignificanti geometrie, oppure raccogliere gli occhi da terra e realizzare che miriade di porte ti stanno affiancando chiedendosi che stai facendo. Quelle porte celano situazioni, nascondono dubbi, inducono incertezza. “Che ci sarà dietro? Rimarrò deluso? Raccoglierò briciole al gusto di aspettativa?”.

“Certo! Tutto può accadere”. Ma il punto è proprio questo.

Spesso abbiamo paura di aprire nuove…


Quando la sfida diventa avventura.

(Ti accompagno con questa colonnasonora. Clicca, ascolta e leggi. Se giungerai alla fine, la lettura si materializzerà in videoracconto).

Photo by Patrick Hendry on Unsplash

Ore 5.30. La sveglia mi chiama. Inchiodo i piedi a terra. La partenza è tra un’ora. Voglio sfruttare le prime ore di una mattina d’agosto per non soffrire l’afa mentre pedalerò, anche se gli ultimi caldi non mi sono sembrati insopportabili. Ne approfitto per liquefare un te verde, tre gallette smaltate con marmellata di mirtilli e una scodella di avena, mandorle e uvetta. Leggerezza per pedalare facile dall’inizio. Proposito? …


Riflessioni immaginarie del me ottantenne di fronte ad un diario di solitudine.

(Ti accompagno con questa colonnasonora. Clicca, Ascolta e Leggi).

Photo by Aaron Andrew Ang on Unsplash

Seduto di fronte agli ultimi giorni del mio viaggio, rivivo e rivedo come sono stato al mondo. Ho stretto spalle, scambiato occhi, allacciato mani, bevuto lacrime, piantato radici, strappato promesse, spento entusiasmi, acceso speranze. Momenti accatastati uno sull’altro, come mattoni pesanti sulle fondamenta di un fragile palazzo tirato su di fretta, senza guardare troppo a simmetrie o solidità.

Ho fatto tutto da solo. Volevo poter scegliere senza dover sostenere un contraddittorio. Decidere, pensare, agire in totale autonomia. Consigli? Ascoltati…


Vivono in un regno sconfinato che tu conosci.

(Ti accompagno con questa colonnasonora. Leggi e ascolta. Il viaggio potrebbe essere migliore).

Il regno cerebrale è smisurato, sconfinato. Ci si perde ad attraversarlo tutto. Ma noi dobbiamo preoccuparci di esplorare solo le zone in cui razzolano le creature a noi affini, quelle che potrebbero accompagnarci tutta la vita accudendoci, curandoci. Certo che per capire quali sono, aiuterebbe essere bravi cacciatori, esperte guide, osservatori acuti.

La battuta è aperta a tutti, chi la pratica con le armi migliori e chi con quelle appena spuntate, chi ha già calpestato queste terre e chi…


Dialogo immaginario con l’Amico Svogliato. “PiTiPi?”…”Ora ti spiego”.

Quando ti sento biascicare quel “Siii…booo…non so se lo farò”, di fronte alla possibilità di raggiungere un nuovo obbiettivo, ridacchio infastidito, immaginando l’ennesimo, inverosimile motivo della tua rinuncia. Osservo curiosamente la tua goffa materia grigia sguazzare nella palude della noia e ne percepisco la fiacchezza come se fossi nelle tue scarpe. Un bolso cervello che non degni nemmeno di un aiuto per curare le sue piaghe da decubito. Ti osserva con occhi spenti, e con quello sguardo sconfitto non ha più il coraggio di chiederti una rivincita.

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