LE CINQUE PORTE

ANDREA BEDO BEDIN
8 min readOct 13, 2020

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Cosa è cambiato nella mia vita negli ultimi 8 mesi.

(Ti accompagno con questa colonnasonora. Clicca, Ascolta e Leggi).

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La vita è come un albergo. Puoi vagare attraverso il dedalo dei suoi corridoi, perdendoti a guardare la moquette in propilene e le sue insignificanti geometrie, oppure raccogliere gli occhi da terra e realizzare che miriade di porte ti stanno affiancando chiedendosi che stai facendo. Quelle porte celano situazioni, nascondono dubbi, inducono incertezza. “Che ci sarà dietro? Rimarrò deluso? Raccoglierò briciole al gusto di aspettativa?”.

“Certo! Tutto può accadere”. Ma il punto è proprio questo.

Spesso abbiamo paura di aprire nuove porte perché temiamo la realtà dell’ignoto, delle probabili difficoltà, dei possibili fallimenti che nel nostro silenzioso corridoio in propilene non esistono.

Hai visto ‘Shining’, il capolavoro di Kubrick in cui Jack Nicholson interpreta magistralmente la parte dello scrittore Jack Torrance, mentre impazzisce progressivamente, dopo aver accettato l’impiego di custode d’albergo nelle sperdute montagne del Colorado? Bene! (Se non lo conosci clicca QUI e goditi il trailer). Tu dovresti essere proprio Jack Torrance nel momento in cui cerca di entrare nel bagno della moglie, buttando giù la porta con la forza della follia e di un’ascia affilata. “Con i se e con i ma non si fa la storia” ed infatti a te non servono ne ‘se’ ne ‘ma’. Serve l’ascia di Jack Torrance e tutta la follia che gli danzava nella testa per aprire le porte del tuo corridoio!

Per esperienza, aprire porte chiuse è sempre una buona idea, perché decidere di farlo ti cambierà la vita, se non altro per aver deciso di varcare finalmente la soglia della paura e del dubbio. Negli ultimi otto mesi ho abbattuto cinque porte che erano chiuse da tempo e che avevo cercato di aprire inutilmente tempo prima. L’arnese segreto?

La VolontASCIA!

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Dopo aver esaminato i miei precedenti tentativi, ho capito che appoggiare due dita sulla maniglia e spingere con timidezza, non avrebbe portato a nessun risultato. I miei dubbi, i precedenti fallimenti, la sfiducia in me stesso e nella considerazione altrui, appesantivano quelle porte. Ma proprio nel momento in cui mi accorsi di quanto fossero pesanti, capii che c’era un solo grimaldello utile ad aprirle: la VOLONTASCIA!

Un’intuitiva e più accattivante versione della semplice volontà, che ognuno di noi ha maneggiato per qualche tempo senza grande successo. E’ la chiara e netta sensazione di avanzare con forza, con passo nuovo, verso il raggiungimento di quegli obbiettivi che hai sempre tenuto pronti nel frigo, ma che mai avevi davvero cucinato. Così, otto mesi fa, decisi di tagliare netto con il vecchio approccio “Adesso ci provo”, per adottare quello più nobile del “Adesso spacco tutto!” (Che si può fare d’altronde con un ascia). Detto così suona di un’arroganza insopportabile. In realtà, buttarsi a capofitto nel processo di evoluzione che appartiene ad ognuno di noi è il metodo migliore che io abbia mai sperimentato per cambiare il corso degli eventi. Seguono cinque esempi tra quelli che ritengo i più brillanti.

LA SVEGLIA ALLE 5

Photo by Daniele Levis Pelusi on Unsplash

Questo è la porta più importante perché ha influenzato tutte le altre a cascata. Proprio qui, su Medium, curiosando giornalmente tra le letture, ho incontrato un sacco di articolisti entusiasti del loro “wake up at 5”, adducendo ragioni quali l’assenza di distrazioni ambientali, familiari, telefoniche, social, con conseguente facilità nel concentrarsi e diventare quindi più produttivi, oltre a vivere un momento davvero magico della giornata, a cavallo tra la fine della notte e l’inizio di un nuovo giorno, con spettacolo dell’alba in omaggio. Tutto vero? Tutto vero. Ma, come sempre, obbiettivo raggiunto con determinazione e per gradi. La mia sveglia è sempre stata alle 7:00. Tirarla alle 5:00 avrebbe avuto il suo pesante riverbero sul giorno seguente. Quindi ho cominciato svegliandomi alle 6:30 per una settimana. Poi alle ore 6:00 nella settimana successiva. Quindi alle 5:30 e infine alle ore 5:00. Crolli pomeridiani? Ci sono stati. Ma è solo questione di cambiare abitudini, sopratutto quelle serali, come andare a letto alle 22:00 piuttosto che a mezzanotte. Perché, se svegliarsi all’alba diventerà entusiasmante, dovrete comunque riposarvi almeno 6 ore, visto che il vostro corpo ve lo chiederà, e voi non potrete assolutamente dirgli di no.

L’ALLENAMENTO

Photo by Jenny Hill on Unsplash

Più specifico: la corsa. Correvo sei barra sette chilometri quando capitava, cioè uno o due volte alla settimana a seconda della voglia. E’ abbastanza evidente il disordine di questa scelta. Anche il mio corpo risentiva del caos accumulato, così decisi di battezzare tre giorni della settimana per allenarmi. E non solo. Decisi che 10 km dovevano essere la soglia sotto la quale non scendere mai, macinati puntualmente alle ore 6:45 del mattino. Ad aiutarmi l’app Runtastic che mi avrebbe avvisato al raggiungimento del chilometraggio desiderato. E’ stato bello? No. Senza dubbio faticoso la prima settimana. Certo, il mio corpo era già allenato, per quanto in maniera confusa. Ma di sicuro non lo era a raddoppiare il proprio chilometraggio. C’era però un mantra nelle mie meditazioni mattutine che diceva:” Voglio imparare ad essere tenace”. E per allinearmi a questo pensiero, ho deciso che avrei dovuto rispettarlo ad ogni costo. Ecco l’arrivo della Volontascia. Un voglia che va oltre il mero tentativo di provarci. E’ la convinzione che si è davvero consci, finalmente capaci e determinati per crescere nelle proprie sfide per troppo tempo parcheggiate. Attualmente corro quasi 11 km tre volte alla settimana con grande leggerezza. Per gli altri tre giorni, potenziamento muscolare. Domenica riposo, come farebbe dio.

La DOCCIA FREDDA

Photo by Jorge Fernández on Unsplash

Lo so. Riderete. Ma c’è poco da ridere. Tutt’altro. Sopratutto se proverete a sottoporvi alla sfida che nel mondo è meglio conosciuta come “Cold Shower Challenge”. Su YouTube ci sono un sacco di matti che c’hanno provato. E naturalmente anch’io ho riso di loro. Poi sono diventato Uno di Loro. Perché la doccia fredda? Per un sacco di buoni motivi. Il primo è che una doccia fredda si fa in fretta. Di certo non ci si gode il getto d’acqua ghiacciata che ti graffia la schiena. Quindi apri l’acqua, ti sciacqui, ti insaponi, ti risciacqui e scappi. Risultato? Sfruttamento d’acqua ridotto al minimo, con buona pace dello spreco e ringraziamenti da parte di madre terra. Risparmio energetico della vostra caldaia e risparmio economico del vostro portafoglio. Rinforzo del sistema immunitario, aumento del flusso sanguigno agli organi, accelerazione del metabolismo, aumento degli ormoni antidepressivi, carico di adrenalina e di energia. Mi sembra chiaro che farsi grattare la schiena dall’acqua ghiacciata sia un’esperienza da trasformare quanto prima in abitudine. Dopo tre mesi di docce gelate posso certificarne il beneficio fisico e mentale. Ma ora sta arrivando l’inverno. Lì capiremo realmente chi saranno i veri matti.

La LETTURA

Photo by Patrick Tomasso on Unsplash

Otto mesi fa leggevo libri, tre all’anno forse, come si ascolta una canzone alle 7 della mattina mentre fai colazione. Con un orecchio acceso e l’altro spento. Così le mie letture. Un occhio aperto e l’altro chiuso. Fatica, noia, pesantezza, appena aprivo un libro. Eppure invidiavo tutti coloro che si perdevano nelle tele di mille storie, stringevano amicizie con personaggi impossibili, sognavano di viaggiare in posti incredibili. Volevo far parte di quel club esclusivo di viaggiatori del tempo, dello spazio, della fantasia. A quarantacinque anni non sopportavo più l’idea di non potermi trasformare in ciò che volevo: un lettore assiduo. Così mi sono imposto di leggere i primi libri avanzati in casa, usati come soprammobili o ferma porte, alcuni ottimi per rialzare lampade o casse acustiche. Una, due o tre pagine al giorno. Ma tutti i santi giorni. Come ogni processo di crescita i primi giorni sono stati i più difficili. Forse avrei preferito strapparmi gli occhi più che continuare a leggere. Poi il mio cervello mi ha suggerito di tenere gli occhi al loro posto e provare a gustarmi ciò che leggevo. E se non riuscivo a farlo, cambiare soggetto. Dopo otto mesi, i miei occhi sono ancora felicemente roteanti nelle loro orbite ed io ho letto cinquantatré libri tra romanzi, saggi e manuali di crescita personale, diventando un assiduo lettore felice, con un cervello più vivo e spugnoso che mai. Suggerisco il mio orario di letture preferito. Dalle ore 5:00 alle ore 6:30 del mattino. Nessun rumore, nessuna distrazione ed un dolce sprofondare nelle pagine scritte.

LINGLESE

Photo by freestocks on Unsplash

Quel genio di mio fratello, quando gli si presentò l’occasione di andare ad imparare l’inglese all’estero, ci pensò il tempo di uno starnuto e partì. A me si presentò la stessa occasione, ma il mio problema erano gli aerei, così rimasi un analfabeta internazionale. Fu un tarlo che negli anni si mangiò tutto l’armadio che avevo nel cervello, e che aveva un adesivo sull’anta destra che diceva: ”Learning English is fun”!

Così, zoppicando, ho iniziato anni fa a scarabocchiare qualche quaderno, fare qualche esercizio online, vedere qualche film in lingua originale di cui capivo lo 0,000045% del totale. Ecco che arrivò il momento in cui decisi di servirmi ancora una volta del magico attrezzo di cui sopra: la “WillAXE”. La VolontASCIA in inglese. Traduzione maccheronica, sia chiaro.

Ho quindi deciso in che giorni e per quanto tempo avrei praticato con gli arnesi d’oltre manica. Tutti i giorni, due ore al giorno. Esercizi pratici online per un’ora e un’altra ora di letture tra blog motivazionali, giornali online, romanzi. Senza farmi mancare lunghi film, sitcoms, cartoons, con dialoghi stretti e complicati, accompagnati da esercizi di scrittura. E’ diventata una malattia. La ricerca continua di nuove parole, la memorizzazione di più phrasal verbs possibili, la comprensione di tutti i false friends esistenti. Ve lo dico. Siamo ancora lontani da un native speaker ma, anche solo leggere e capire l’ 80% di tutto ciò che leggo in inglese, mi regala soddisfazioni che cercavo da tempo, oltre a comprendere punti di vista davvero interessanti di coloro che abitano fuori dal Bel Paese, e che hanno solo l’inglese per farsi capire. Per la conversation invece… ne parliamo tra qualche anno.

Ad oggi, la vitalità che accende le mie giornate, dal momento in cui poggio i piedi a terra la mattina, non si esaurisce che a sera. La soddisfazione di sfidarmi in nuovi piccoli traguardi mi eccita e cancella dalla mente l’idea del fallimento. Il solo provarci regala quel brivido mentale che è adrenalina impastata con la serotonina. Se potessi regalarvi una confezione di 60 pillole di questo mix, farei la mia e la vostra felicità. Purtroppo la felicità non è confezionabile, quindi le pillole dovrete produrvele da soli. Io la ricetta ve l’ho data.

Se avrai voglia di continuare a parlare di ‘PORTE APERTE’, possiamo farlo sul mio Sito Personale! Clicca QUI ! Ti aspetto!

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ANDREA BEDO BEDIN

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